sulle spalle dei giganti

"Gallo canente, spes redit, aegris salus refunditur, mucro latronis conditur, lapsis fides revertitur".
venerdì, 03 luglio 2009

Visitors

Non so se sentirmi lusingato o che altro,  ma succede che, quando affronto temi di politica, compaiano visitatori inaspettati. Fa fede il mio Shinyshat. Probabilmente ho lettori-ammiratori segreti.

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postato da melchisedec alle ore luglio 03, 2009 18:29 | Permalink | commenti (6) / commenti (6) (pop-up)
categoria: nugae, melchisedec


giovedì, 02 luglio 2009

Il peso morto della storia

rosso di luglio

“Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che "vivere vuol dire essere partigiani". Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino,  e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L'indifferenza è il peso morto della storia. È la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica.
L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all'intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all'iniziativa dei pochi che operano, quanto all'indifferenza, all'assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell'ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.
I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.
Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l'attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.
 
Antonio Gramsci "La Città futura", pp. 1-1 Raccolto in SG, 78-80.
***
Ho ascoltato parte del brano di Gramsci recitato da Carofiglio in occasione della Fiera di Torino e trasmesso da radioTre; penso che le parole di Gramsci possano essere feconde di riflessioni a tutti i livelli.
postato da melchisedec alle ore luglio 02, 2009 08:08 | Permalink | commenti (10) / commenti (10) (pop-up)
categoria: politica, riflessioni, radio, attualitĂ , indifferenza, antonio gramsci, le foto di mel, angoli di bellezza, religione civile


martedì, 30 giugno 2009

ruderi

Tra una correzione e un caffé, tra una litigatina e un sorriso, mi affaccio e contemplo ruderi. Ruderi tra verde.

postato da melchisedec alle ore giugno 30, 2009 17:42 | Permalink | commenti (6) / commenti (6) (pop-up)
categoria: nugae, melchisedec, le foto di mel, ars imagines luce exprimendi


lunedì, 29 giugno 2009

Le pause mi fanno proprio male

Minimo, per nulla importante.
Il senso di un post non è riconducibile necessariamente al narrato, diciamo volgarmente al contenuto.
Probabilmente neanche c’è contenuto o, se c’è, è insignificante dal punto di vista di chi legge.
Il lettore, dunque, può trovarsi seriamente in imbarazzo.
Che gliene può fregare del bruco che mi divora  le foglie delle zinnie?
Lo confermano i commenti al post precedente, pochi.
Tanto per continuare a imbarazzare il lettore, riporto delle riflessioni grammaticali, scaturite dalla visione di questa scena.
Dei rondinotti(o simili) volteggiano nell’azzurro, percorrendo sempre la medesima ellisse.
Pare incredibile, ma è così.
Mi è riaffiorato un poetico “Che voli di rondini intorno…”
Ma “intorno” che complemento è?
Oscilla tra un complemento avverbiale di stato in luogo circoscritto e uno di moto a luogo circoscritto.
Se è vero che gli uccelli sono intorno in un luogo circoscritto(lo spazio d’ aria tra l’antico palazzo, le scale di emergenza della mia scuola, da dove scatto la foto, e i tetti di altri palazzi), tuttavia le creature non stanno ferme, ma compiono un giro intorno.
Sempre il medesimo.
Lo confermano gli occhi di chi scatta la fotografia.
Il problema sta, però, nell’enunciato, ossia nell’omissione del predicato verbale(Che voli di rondini intorno...).
Di stasi? Di movimento?
La foto non lascia dubbi.
L’enunciato, pur poetico, lascia un che di indefinito.
Appunto poetico.
rondini 006
domenica, 28 giugno 2009

BrucoEppure non riesco a deprecare il bruco che m’ha divorato, nel giro di pochi giorni, le tenere e pelosette foglioline delle zinnie; le avevo piantate più di sei settimane fa. Ne sono rimaste superstiti soltanto cinque; una ha già un bocciolo pronto a esplodere. Mi pare sia fucsia, ma ancora il bianco-verde dei sepali ne vela la tonalità effettiva. Poiché sono caparbio, ho tirato fuori dal cassetto altre due buste di semi e ho sparso la semenza a casaccio in un terriccio soffice e scurissimo. Mentre lo mescolavo con un po’ di sabbia, è comparso dal fondo del vaso un lombrico, che ha cominciato a dimenarsi con multiformi acrobazie. Mi fanno un po’ ribrezzo i lombrichi, ma sono utili, perciò l’ho rimesso nel suo habitat. So per certo che lui non è colpevole dello strazio sulle foglie. Sembrano dei colapasta.
 
postato da melchisedec alle ore giugno 28, 2009 12:00 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
categoria: fiori, stagioni, nugae, estate, melchisedec


venerdì, 26 giugno 2009

La Tranciaballe

cast-margelC’è un donnone che si aggira nella mia scuola.
Ha un vocione imperioso, a tratti stridulo; del tutto inespressivo il volto, macchiettato di efelidi su gote color prugna.
Una presidentessa di commissione, un po’ invasata, un po’ repressa.
L’abbigliamento è semplice: indossa delle gonne che probabilmente usava mia madre negli anni ’70, camicetta a manica rigorosamente lunga, o con fiorellini di prato o a tinta unica.
Non sono più abituato a incrociare colleghe così datate nell’aspetto; la maggior parte delle insegnanti sfoggia, infatti, un abbigliamento all’ultimo grido.
Anche le più anziane sfilano con abiti da sera e capelli vaporosi.
L’esame di stato fa scattare questa sorta di sfilata di gala tra polvere di gesso e cartacce.
L’aula dell’esimia è diventata un forziere di regole e verbali, compiti e cancelleria.
La bruta ritiene di essere l’unica al mondo.
Non tiene conto che in una scuola esistono più aule e si dà il caso che il suo fortino sia ubicato in prossimità dell’aula che occupa la mia commissione.
Ha letteralmente tappezzato le pareti del corridoio di avvisi scritti a quadrata littera.
Uno di essi minaccia che saranno allertate le forze dell’ordine nel caso in cui un estraneo sia beccato nella zona minata; su un altro, posto sulla porta, si legge un iperbolico “vietato l’ingresso agli estranei”.
Chi s’imbatte in lei lungo il corridoio deve farsi riconoscere.
Membro interno? Esterno? Estraneo? Infiltrato?
Io non la cago neanche e aspetto impaziente un attacco.
Un mio simpaticissimo collega stamani ha sbottato in “Sono un ladro” dopo un’ennesima richiesta di identificazione da parte del maschione travestito da donna.
Un altro, fine pensatore, sostiene che quel vietato l’ingresso agli estranei debba essere interpretato al contrario, con un senso ribaltato.
Tutti i maschietti preferiscono tuttavia rispettare il senso letterale.
Non avrà vita facile la presidentessa; non ha ancora capito che l’aula accanto al fortino è in verità occupata da cagnoli, come si dice a Palermo.
Ossia individui a metà tra i cani di strada e gli esseri umani con la battuta arguta sempre sulla punta della lingua.
 
(Nell’immagine il personaggio Agatha Trunchbull; rimando al film Matilda 6 mitica)
postato da melchisedec alle ore giugno 26, 2009 10:47 | Permalink | commenti (17) / commenti (17) (pop-up)
categoria: nugae, ironia, occasioni, iperbole, pellicole cult, cronache extra-scolastiche, curtigghiu


giovedì, 25 giugno 2009

MaturitĂ  e dintorni

Sono giulivo.
Tutti i miei alunni, tranne due, hanno svolto le tracce di letteratura.
Cinque anni di bombardamento hanno sortito l'effetto sperato.
 
Quanto ai titoli, che dire?
Bocciati, a mio parere.
I siti li avevano previsti in anteprima…cosa esecrabile.
Si poteva fare di meglio.
Mi ha fatto inferocire la traccia sul 2009 come anno della “creatività e innovazione”.
Ma de che?
E la crisi?
 
Il fatto è che bisogna essere ottimisti.
Quasi ottimisticamente creativi e innovativi.
Col niente, che attende tanti giovani sul versante lavorativo, forse è un consiglio di vita essere creativi e innovativi.
postato da melchisedec alle ore giugno 25, 2009 17:02 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
categoria: ironia, attualitĂ , esami di stato


Chi sono

Utente: melchisedec
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. Si tratta di un diario personale, scritto e rivissuto tramite i "giganti" della cultura e la parola. Pertanto i riferimenti ad esperienze, fatti e personaggi non hanno alcunché di documentaristico, perché filtrati dal mio immaginario. In ottemperanza alle regole da me del tutto arbitrariamente redatte per questo blog preciso che: Non si risponderà a commenti privi di contributo al tema del post o a domande decontestualizzate. Non saranno presi in considerazione i leccaculismi da chiunque provengano. In questo blog non saranno esposti in modo permanente banner di alcun tipo. Saranno eliminati dalla lista dei link, anche temporaneamente, i blog-limbo e quelli con cui l'interazione langue. A rischio di apparire presuntuoso, invito a riflettere prima di scrivere convinto che ognuno abbia “un meglio” da esprimere, sempre.


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